Al centro della lotta contro la malattia, il movimento sia esso fisico.
Celebrata ormai da diversi anni la Giornata Mondiale dell'Artrite ha come tema centrale quest'anno il movimento: sfatare un pregiudizio e indicare la strada da percorre.
Il pregiudizio da sfatare non è solo quello di chi è convinto che l'AR sia una patologia che colpisce le persone in età avanzata – la patologia può colpire a qualsiasi età con esiti gravemente invalidanti sia per il paziente sia per i suoi familiari costretti a un'assistenza continua della persona malata- ma anche quello che alberga nello stesso paziente che si autolimita anche quando non dovrebbe.
Esser malati non vuol dire che si debba rinunciare all'esercizio fisico, per un'errata paura di peggiorare il proprio stato di salute o perché si ritiene che alla persona con AR sia precluso anche questo.
E' l'esatto contrario: un'adeguata attività fisica consente al paziente un recupero funzionale migliore rispetto al danno invalidante da cui è affetto, un modo di contrastare l'aumento di peso che costituisce un aggravio ulteriore e, in fine, un'altra modalità per il paziente di prendersi cura di sé stesso.
La ricerca e l'esperienza di tutti i giorni mostra chiaramente che chi fa attività fisica sta meglio di chi non ne fa, anche nella popolazione dei pazienti reumatici. Ovvio che non è l'attività fisica da sola a poter decidere il futuro dell'evoluzione della malattia. Futuro che oggi appare esser sulla via di un radicale cambiamento grazie all' impiego dei farmaci biologici usati da soli o in associazione ai farmaci immunosoppressori quali il metotrexate. Introdotti a partire dalla fine degli anni '90 questi farmaci hanno rivoluzionato la cura dell' Artrite Reumatoide.
La loro peculiarità è quella di bloccare l'azione di una proteina, il Fattore di Necrosi Tumorale (TNF) che nell'organismo sano ha la funzione di attivare le normali risposte infiammatorie mentre nel paziente con Artrite Reumatoide, essendo prodotta in eccesso, scatena quell'infiammazione abnorme che caratterizza la malattia.
"Questi farmaci hanno capovolto la situazione che vivono i pazienti rendendo conseguibile il risultato di arrestare la progressione della malattia" ha detto il prof Alessandro Ciocci, presidente dell'Associazione Nazionale Malati Reumatici. Diagnosi precoce e uso attento e mirato di queste molecole oggi sono in grado di modificare radicalmente il quotidiano della persona con artrite reumatoide. "Viviamo una rivoluzione paragonabile a quella che seguì l'introduzione dei cortisonici nella pratica clinica, che rappresentò una tappa rispetto al niente che c'era prima.
Oggi la differenza rispetto al prima è invece marcata, notevole e profonda perchè sono farmaci che non solo combattono il dolore ma arrestano quasi sempre la progressione della malattia".
Non è affatto casuale quindi che in apertura dei lavori del Congresso della Società Italiana di Reumatologia apertosi il 12 ottobre a Palermo la relazione iniziale abbia avuto come argomento le nuove raccomandazioni sull'uso dei farmaci biologici, proprio alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Artrite Reumatoide che si celebra oggi in tutto il mondo.
E' toccato a Giulio Valesini, professore presso al divisione di reumatologia, scuola di specializzazione in reumatologia dell' Università di Roma la Sapienza, sintetizzare come e in chi vanno impiegati questi nuovi farmaci, sulla base delle evidenze scientifiche sino ad oggi accumulate. Evidenze che sostengo un ampliamento dell' impiego di queste molecole rispetto a quanto stabilito prima, quindi un accesso a queste terapie più allargato e facile per i pazienti: "i fattori di novità sono legati al fatto che queste nuove raccomandazioni forniscono al medico indicazioni chiare, messe nero su bianco, su cosa e come il medico debba valutare per prescrivere queste molecole e ottenere dal loro impiego il massimo beneficio clinico". Indicatori di malattia attiva da una parte e fallimento all'impiego dei farmaci più tradizionali che comunque rappresentano lo standard storico quali il metotrexate a dosaggio pieno per 12 settimane, consente di modificare la terapia introducendo i biologici in monoterapia o in associazione.
Quali allora i connotati clinici di questa rivoluzione dei biologici? Essenzialmente rendono possibili cose che prima non rientravano negli obiettivi conseguibili della pratica clinica.
"Originariamente –ha detto il prof Valesini- anche per scarsità di farmaci da impiegare, si riteneva che curare l'artrite reumatoide significasse far passare il dolore al paziente impiegando un antidolorifico e un antinfiammatorio con il cortisone, ma non era un vero risultato l'esito che si conseguiva: il dolore passava ma la malattia progrediva, l'erosione ossea continuava e con essa il danno strutturale si traduceva in invalidità permanente. Ma con l'arrivo di farmaci specifici come gli immunosoppressori, e tra questi il metotrexate, abbiamo iniziato a porci obiettivi più ambiziosi e oggi con i biologici ciò a cui miriamo non è solo la scomparsa del dolore ma anche l'arresto della progressione della malattia, migliorare la disabilità e sfruttare quella finestra di opportunità dell'impiego dei biologici a seguito di diagnosi precoce che potrebbe anche aprire la finestra sulla guarigione".
La sensazione diffusa è quella di un entusiasmo frenato, ma pur sempre di entusiasmo: "Sui grandi numeri non disponiamo di risultati tali che ci consentano di parlare di guarigioni, - ha proseguito il prof. Valesini- ma sono evidenti i marcati miglioramenti e la possibilità di un totale controllo della malattia. E iniziano a emergere segnalazioni di una duratura e persistente remissione che corrisponde a una guarigione.
Registriamo quello che è un miglioramento radiografico che è il segno dell'eliminazione del danno strutturale, che si realizza nel tessuto osseo dove questa malattia produce i suoi danni.
Questo –ha concluso il prof. Valesini- incoraggia a ritenere che almeno in certi casi, se la terapia è iniziata precocemente magari associando il farmaco biologico al metotrexate, si possa realmente ottenere quello che oggi siamo abituati a chiamare una guarigione e che oggi non siamo assolutamente abituati a vedere. E se questo si verificherà sarà davvero una grande novità". Novità, che in Italia, interessa almeno 320.000 persone affette da artrite reumatoide, che colpisce in prevalenza individui con età compresa tra 20 e 40 anni e soprattutto le donne che rappresentano circa il 75% del totale dei malati.
Ne sono però colpiti anche i bambini anche in tenera età. Si tratta di una patologia altamente invalidante per le gravi alterazioni che determina nell'apparato locomotore: si registra uno stato di invalidità permanente nel 10% dei casi dopo soli due anni dall'insorgenza, del 30% e del 50% rispettivamente dopo 5 e 10 anni.
I costi dell'artrite reumatoide e delle sue ripercussioni socio-economiche sono enormi: negli USA si stima che oscillino tra i 8209 e gli 85465 dollari per paziente. In Italia i costi diretti eccedono il miliardo per tutta la popolazione di pazienti con artrite reumatoide e se si includono nel calcolo anche i costi indiretti si superano i 5 miliardi.
"L'accesso ai farmaci è fondamentale –ha affermato il prof Ciocci- cosa che non significa dare a tutti indiscriminatamente queste nuove molecole, ma renderle accessibili a chi ne ha realmente bisogno senza che le valutazioni relative al costo di queste terapie diventino un fattore frenante: non è accettabile che chi ha la responsabilità di decidere pensi come un ragioniere e non si renda conto che occorre fare di tutto per il miglioramento del paziente. L'impegno della nostra associazione ANMAR è quello di lavorare per rimuovere gli ostacoli e consentire alle persone con artrite reumatoide il miglior trattamento per la loro salute".
Impegno che è riconosciuto dal fatto che l'ANMAR è l'associazione che rappresenta i malati reumatici italiani in Europa presso l'European League Against Rheumatism (EULAR), l'organismo che raggruppa le società scientifiche europee e le associazioni pazienti impegnate su questo fronte.
Dall'EULAR è così nata la richiesta di poter ospitare a Roma dal 24 al 26 novembre prossimi il congresso Arthritis Peopole on the Move, a cui parteciperanno tutte le associazioni europee impegnate nella lotta contro le malattie reumatiche.
"La giornata mondiale di oggi è dedicata al movimento, quello fisico, il congresso che stiamo organizzando è invece l'appuntamento del movimento internazionale per contrastare la malattia, rappresentare alla società e ai decisori i bisogni delle persone che ne sono affette e chiedere un accesso allargato alle terapie: quest'ultimo aspetto costituirà infatti l' argomento attorno al quale sono strutturate le quattro giornate di lavori congressuali".
fonte: www.online-news.it/ 13 ottobre 2006
|